L'Immortale: Ciro Di Marzio è ancora vivo nel film di Gomorra

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Cinema
Pubblicato il 03-12-2019 da Redazione
L'Immortale
Un neonato, l'unico a salvarsi dal crollo di una palazzina durante il noto terremoto del 1980. Da lì nasce il soprannome di Ciro, L’Immortale, un giovane che 10 anni dopo, senza famiglia, inizierà già la sua educazione criminale.

L’attesa è finita. Finalmente, dal 5 dicembre arriva nelle nostre sale L'Immortale, film diretto e interpretato da Marco D’Amore.

Il film di Gomorra si pone, cronologicamente, tra la quarta e la quinta stagione della serie cult, e ci racconta la storia di Ciro L’Immortale, che avevamo lasciato sprofondare nelle acque del Golfo di Napoli. Proprio da quel momento parte il film al cinema dicembre 2019.

L'Immortale: la trama e il trailer

Mentre il corpo di Ciro sta affondando nelle acque del Golfo di Napoli, affiorano i ricordi. I suoni attutiti dall’acqua si confondono con le urla della gente in fuga.

È il 1980, la terra trema, il palazzo crolla, ma sotto le macerie si sente il pianto di un neonato ancora vivo. Dieci anni più tardi, ritroviamo quel neonato ormai cresciuto, mentre sopravvive come può alle strade di Napoli, figlio di nessuno.

Ricordi vividi di un’educazione criminale che l’hanno reso ciò che è: Ciro Di Marzio, l’Immortale.

Ciro l'immortale e il resto del cast

Per Marco D’Amore (Ciro Di Marzio) si tratta del decimo film da attore e il primo lungometraggio da regista.

In questa nuova avventura ha voluto con sé Gennaro di Colandrea (Virgilio), Nello Mascia (Don Aniello Pastore), Giuseppe Aiello, Salvatore D’Onofrio, Gianna Vastarella, Marianna Robustelli, Martina Attanasio, Aleksey Guskov e Darta Danevica.

A proposito del suo amatissimo personaggio, Marco D’Amore ha detto:

Ciro Di Marzio è il male assoluto, il gesto efferato, la violenza ingiustificabile. Ma è anche la tenerezza improvvisa di una carezza, la compassione per il dolore, il gesto eroico del sacrificio. Ciro è una vetta insormontabile, un abisso senza fondo o lo sguardo sul precipizio, a seconda da quale punto di vista lo si osservi. È un personaggio totale, conflittuale, tridimensionale. Ha, a mio avviso, la potenza dei grandi protagonisti della letteratura teatrale come l’Amleto o lo Jago di Shakespeare, il Caligola di Camus. Non ho mai smesso di pensare a lui, di interrogarlo come un oracolo nero, di sognarlo e averne l’incubo. Questa ossessione mi ha fatto immaginare infinite storie possibili che ne ampliassero il racconto. Una di queste ha preso sempre più spazio diventando in breve tempo il desiderio assoluto di farne un film.

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